Direzione 1 di 5 Letta
Comunità
Chiunque arriva trova posto. Chi ha bisogno chiede, chi può aiuta.
Chiedere aiuto è normale, e offrirlo anche: un passaggio, una parola di conforto, un’attenzione in più per le persone più fragili, un invito a condividere il pasto se vediamo qualcuno da solo. Comunità vuol dire anche incontrarsi alla pari: chi partecipa, chi fa volontariato, chi lavora e chi sale sul palco si incontra da persona a persona: così mille sconosciuti diventano una tribù.
Ma una tribù non si forma da sola. Accogliere vuol dire accorgersi di chi è intorno a noi, soprattutto di chi fatica a entrare: chi è alla prima volta, chi non riesce a rompere il ghiaccio, chi ha un corpo, un’età, un credo, una storia o possibilità economiche diverse dalle nostre.
La fiducia comincia prima di sapere chi abbiamo davanti e prima di avere un motivo per fidarci.
Ad esempio
- Se abbiamo bisogno, chiediamo, anche per le piccole cose: un passaggio, un consiglio, due parole quando le emozioni sono forti e ci sentiamo persi…
- Quando qualcuno ci chiede aiuto, diciamo con chiarezza fin dove possiamo arrivare.
- Condividiamo qualcosa di nostro: un gioco, un canto, un’idea, la nostra arte, due braccia. Così cresce il senso di unione.
- Teniamo aperti i gruppi: in un cerchio, a tavola o in chat c’è sempre posto per una persona in più e per qualcuno che faccia da ponte.
- Un gruppo resta vivo se qualcuno se ne prende cura: accogliere chi arriva, scrivere in chat, accorgersi di chi manca da un po’.
- Possiamo salutarci anche senza conoscerci: un ciao o un sorriso bastano per cominciare.
- Se vediamo una persona in disparte, possiamo invitarla: «Ti va di unirti a noi?». Se preferisce restare per conto suo, va bene così.
- Ci guardiamo intorno. Se una persona sembra in difficoltà, ci avviciniamo e chiediamo: «Posso fare qualcosa per te?». Poi rispettiamo la sua risposta.
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